Corteo storico “Trabia e i Lanza”

 

 

Il Corteo storico “Trabia e i Lanza” è una delle manifestazioni culturali più importanti di Trabia. L’evento si svolge tradizionalmente il 2 giugno e porta lungo le vie del centro storico figuranti in abiti d’epoca, tamburinai, sbandieratori e altri gruppi partecipanti..

Attraverso la sfilata in costume, la manifestazione racconta alcune fasi della storia di Trabia e il ruolo che la famiglia Lanza ha avuto nello sviluppo del borgo e del territorio. Il corteo è sia una rievocazione storica sia un momento di partecipazione collettiva, in cui scuola, associazioni, cittadini e volontari contribuiscono a mantenere viva la memoria del paese.

Storia e tradizione

Il Corteo storico nasce nel 2002 come progetto legato all’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Trabia, da un’intuizione del professore Walter Lombardo, dando vita a una manifestazione destinata a diventare un appuntamento importante per la comunità.

Nel tempo il corteo ha superato la dimensione scolastica iniziale, coinvolgendo sempre più cittadini, associazioni e realtà locali. La sua forza sta proprio in questo: raccontare la storia di Trabia attraverso una partecipazione corale.

Come si svolge

La manifestazione si sviluppa lungo le vie del centro storico, lungo il Corso Giuseppe La Masa con l’arrivo del corteo a Piazza Lanza.

Durante la sfilata, i figuranti attraversano il paese indossando abiti d’epoca e rappresentando personaggi legati alla storia locale. Il corteo è accompagnato da musicisti, tamburinari e sbandieratori, con momenti scenici e brevi quadri narrativi.

Partecipa

L’evento del corteo storico è uno degli appuntamenti più suggestivi del calendario culturale di Trabia. In questa occasione, il centro storico diventa uno spazio che offre alla comunità un’occassione per condividere e raccontare episodi e personaggi della storia locale.

Informazioni pratiche

Periodo

Tra l’1 e il 2 giugno. Verificare ogni anno il programma ufficiale.

Luoghi principali

Centro storico di Trabia, con passaggio lungo il Corso Giuseppe La Masa e le zone centrali del paese.

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Porto turistico di San Nicola l’Arena

Il porto di San Nicola l’Arena è oggi uno dei luoghi più riconoscibili della frazione marinara. La sua immagine attuale, legata alla nautica da diporto e al lungomare, conserva il rapporto storico con il mare e con la pesca, che per secoli ha segnato l’identità della frazione.

Il porto conserva ancora alcuni segni molto visibili di questa memoria. Le fonti locali ricordano infatti la presenza, sul molo, di un antico verricello donato dalla comunità dei pescatori: su uno dei bracci del porto si trova un’immagine della Vergine Immacolata, considerata protettrice del porto e della frazione.

Storia

La storia del porto è strettamente legata a quella della tonnara di San Nicola l’Arena. Le fonti regionali indicano la tonnara come una delle più antiche documentate in Sicilia, con una concessione regia nel 1367 e un’ attività protratta fino al 1935. Per secoli questo tratto di costa fu quindi un punto importante per la pesca del tonno e per la vita della comunità marinara che si sviluppò attorno al castello e alla tonnara.

Con la chiusura dell’attività della tonnara, il rapporto con il mare non venne meno, ma cambiò progressivamente forma. Nel tempo San Nicola l’Arena ha assunto una funzione diversa, trasformandosi in porto turistico.

Descrizione

Il porto è oggi protetto da due moli e ospita numerose imbarcazioni da diporto. L’area portuale si sviluppa accanto al lungo mare e costituisce uno dei punti centrali della frazione. Accanto alla funzione nautica, resta forte anche il valore simbolico del luogo, visibile proprio negli elementi che richiamano il passato peschereccio della comunità. Tra questi vi sono il verricello collocato sul molo, memoria del lavoro dei pescatori, e  l’immagine dell’Immacolata, protettrice della frazione e del porto.

Perché visitarlo

Il porto di San Nicola l’Arena testimonia la trasformazione della frazione da luogo legato alla tonnara e alla pesca tradizionale a piccolo centro marittimo e turistico della costa tirrenica.

È inoltre uno dei luoghi centrali della festa dell’Assunta: ogni 15 agosto, infatti, il porto diventa il punto di partenza e di ritorno della tradizionale processione a mare della Madonna, una celebrazione molto sentita dalla comunità locale.

Curiosità

L’antica denominazione San Nicolò l’Arena Tonnara testimonia quanto la storia della frazione sia stata a lungo identificata con il mare e con la pesca del tonno. Il nome conserva la memoria di un nucleo abitato sviluppatosi attorno alla tonnara, al castello e alle attività marittime.

Informazioni pratiche

Ubicazione
Lungomare e area portuale di San Nicola l’Arena, frazione di Trabia, con accesso dalla SS 113.

Come arrivare
La frazione è raggiungibile in auto lungo la strada statale SS 113. Il porto si trova lungo il lungomare della frazione.

Accessibilità
L’area del lungomare e le aree pubbliche del porto sono liberamente accessibili. L’accesso alle banchine, ai moli e alle eventuali aree operative o riservate può essere soggetto a limitazioni.

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Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto

Alle spalle della costa tirrenica di Trabia si estende la Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, una vasta area protetta istituita con D.A. n. 83 del 18 aprile 2000. La riserva ricade nei territori di Altavilla Milicia, Baucina, Caccamo, Casteldaccia, Trabia e Ventimiglia di Sicilia. Secondo il portale ufficiale della Regione Siciliana, la riserva si estende per 5.862,07 ettari ed è caratterizzata da una notevole varietà di ambienti, tra grotte, rupi, vallate, torrenti, pascoli e boschi.

E’ uno dei paesaggi naturali più interessanti dell’area compresa tra la costa palermitana e l’entroterra montano. Dai versanti interni di Trabia, il paesaggio passa progressivamente dall’ambiente costiero a un ambiente più selvaggio, fatto di rilievi, sentieri, cavità naturali e punti panoramici che guardano verso il Tirreno.

Storia

Il massiccio montuoso della riserva è formato in prevalenza da rocce calcaree di età mesozoica, nate da processi di sedimentazione avvenuti negli antichi fondali marinii; in alcune zone sono presenti anche pareti silicee e, nel caso di Pizzo Cane, affioramenti di rocce vulcaniche. L’ erosione e i fenomeni carsici hanno creato cavità naturali, valloni e pareti rocciose di grande interesse naturalistico.

Nel tempo, questo ambiente è stato vissuto e attraversato dall’uomo. Le fonti ufficiali regionali sottolineano infatti l’importanza paleontologica e archeologica dell’area, dovuta al ritrovamento di resti di elefante nano e di materiali che documentano presenze umane molto antiche. La riserva conserva anche tracce più recenti del rapporto tra uomo e montagna, riconoscibili nei sentieri storici, nei ruderi e nei luoghi di sosta sparsi nel territorio.

Descrizione

Il paesaggio della riserva è caratterizzato da un mosaico di ambienti diversi: habitat rupestri, valli, boschi, garighe, pascoli e zone legate ai torrenti. La Regione Siciliana segnala la presenza di boschi di leccio, querce da sughero e altre specie caducifoglie; nelle quote più elevate compare anche una boscaglia mista di agrifoglio e leccio. La varietà della vegetazione contribuisce a rendere la riserva uno dei complessi naturalistici più ricchi del settore tirrenico palermitano.

Anche la fauna è particolarmente varia, con la presenza di numerose specie di invertebrati e vertebrati tra mammiferi, rettili, uccelli e anfibi. A rendere ancora più interessante l’area è poi il fitto reticolo di sentieri che collega i centri abitati ai rilievi interni, permettendo di osservare insieme aspetti naturalistici, paesaggistici, geologici e storico-culturali.

Grotta Mazzamuto

Tra i siti più significativi della riserva si distingue la Grotta Mazzamuto, cavità di particolare interesse archeologico e paleontologico. La sua importanza deriva soprattutto dal fatto che fu abitata dall’uomo fin dalla preistoria e che al suo interno è stato rinvenuto un ricco giacimento fossile pleistocenico, con resti di elefante nano e ippopotamo. La Grotta Mazzamuto rappresenta una testimonianza importante sia della storia naturale dell’are sia delle più antiche presenze umane in Sicilia.

Oltre alla Grotta Mazzamuto, segnaliamo Grotta Brigli e Grotta Leone che contribuiscono al valore speleologico dell’area.

Perché visitarla

Per chi parte dal territorio di Trabia, la riserva offre anche l’occasione di scoprire un volto meno noto del paesaggio locale: quello montano e interno, diverso da quello della costa. I sentieri permettono infatti di raggiungere non solo ambienti naturali, ma anche luoghi come eremi, ruderi e siti di interesse archeologico, rendendo l’escursione un’esperienza che unisce paesaggio e memoria.

Curiosità

Uno degli aspetti più affascinanti della riserva è proprio la varietà dei suoi ambienti. In un’area relativamente compatta convivono infatti cime che superano i 1.200 metri, grotte di interesse speleologico e paleontologico, boschi, valloni e tratti di paesaggio che guardano direttamente verso il mare. Le cime maggiori ricordate dalle fonti ufficiali sono Pizzo Trigna, con 1.257 metri, e Pizzo Cane, con 1.242 metri circa.

Informazioni pratiche

Ubicazione
La riserva si estende tra i territori di Altavilla Milicia, Baucina, Caccamo, Casteldaccia, Trabia e Ventimiglia di Sicilia, nella città metropolitana di Palermo.

Come arrivare
La riserva dispone di diversi punti di accesso, che variano in base alla zona e all’itinerario scelto. Prima della partenza è opportuno individuare il punto di ingresso, verificare lo stato del percorso e controllare eventuali limitazioni o indicazioni degli competenti.

Accessibilità
Si segnala la presenza di numerosi sentieri escursionistici che collegano i centri abitati ai rilievi della riserva. L’accesso e il livello di difficoltà possono variare in base all’itinerario scelto.

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Eremo di San Felice

L’Eremo di San Felice si trova sul versante orientale di Pizzo Cane, all’interno della Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, in un contesto di boschi e ampie visuali verso la costa tirrenica. E’ uno dei luoghi più suggestivi nell’area interna compresa tra Caccamo e Trabia, ed è ancora oggi legato a una forte dimensione di silenzio, spiritualità e cammino.

Fondato tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, l’eremo è tradizionalmente collegato alla figura del Beato Guglielmo Gnoffi, eremita nato a Polizzi Generosa, promotore di diversi eremi siciliani. Ancora oggi il complesso continua a essere percepito come luogo di preghiera, di accoglienza e di sosta per viandanti ed escursionisti.

Storia

La fondazione dell’eremo si colloca tra il 1290 e il 1310  per iniziativa di Guglielmo Gnoffi, sostenuto, secondo la tradizione locale, dalla famiglia Chiaramonte. Il complesso sorse in un’area montana allora appartata, adatta alla vita eremitica e alla preghiera, e divenne nel tempo un punto di riferimento spirituale per il territorio circostante.

Nel corso dei secoli l’eremo conobbe fasi alterne e lunghi periodi di abbandono. Le fonti ricordano che, prima del recupero negli anni del Novecento, la struttura era ormai ridotta a rudere. Tra il 1989 e il 1992 fu restaurata grazie a un intervento promosso da don Nicasio Galbo, con inaugurazione il 30 maggio 1992 alla presenza del cardinale Salvatore Pappalardo.

Descrizione

L’eremo si presenta oggi come un piccolo complesso formato da una cappella, da ambienti annessi destinati all’accoglienza e da una struttura semplice, con spazi comuni al piano terra e ambienti per il pernottamento al piano superiore, in continuità con la vocazione di ospitalità che il luogo ha assunto nella sua fase contemporanea.

Uno degli elementi più caratteristici del sito è la presenza di una sorgente naturale, anch’essa parte storica del complesso e ancora oggi legata alla memoria del luogo. Attorno all’eremo si sviluppa inoltre una rete di sentieri che attraversa la riserva e collega il sito ai percorsi escursionistici e di cammino di lunga percorrenza.

Perché visitarlo

Visitare l’Eremo di San Felice significa incontrare un luogo in cui spiritualità, storia e natura convivono in armonia. La sua posizione isolata lo rende adatto sia a chi cerca quiete e contemplazione, sia a chi vuole esplorare l’entroterra di Trabia lungo itinerari meno conosciuti rispetto alla costa.

L’eremo è anche una tappa significativa per chi percorre i sentieri della riserva o segue la Via Francigena Normanna, che lo include tra i suoi passaggi. Dai dintorni del complesso si aprono visuali ampie verso il Tirreno e verso l’interno, in un paesaggio che unisce rilievi montani, vallate e il bacino di Rosamarina.

Curiosità

Tra gli elementi più caratteristici dell’eremo c’è la sua sorgente naturale. Un altro aspetto significativo è il suo inserimento nella Via Francigena Normanna, che ha restituito all’eremo anche una funzione di sosta e di incontro per camminatori e pellegrini.
Un’altra curiosità riportata dalle fonti dell’eremo riguarda il legame con la tonnara di Trabia: il rais utilizzava una parete dell’edificio specificatamente colorata di bianco per essere ben visibile, come riferimento per individuare il punto di calata delle reti.

Informazioni pratiche

Ubicazione
Nel territorio comunale di Caccamo,all’interno della Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto.L’accesso si trova nei pressi del km 18 della strada provinciale Trabia–Ventimiglia di Sicilia.

Come arrivare 
Dalla strada provinciale si prosegue lungo una trazzera che conduce all’eremo. Verificare le fonti ufficiali dell’eremo.

Accessibilità
Il tratto finale è un percorso sterrato di circa 1 km, da affrontare come cammino o breve escursione. Si consiglia di verificare le fonti ufficiali dell’eremo.

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‘A Casina del marchese Artale

La Casina del Marchese Artale, nota localmente come ‘A Casina, si trova sul Monte Sant’Onofrio, all’interno dell’area della Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto. Oggi si presenta come un complesso di ruderi immerso nella vegetazione del paesaggio montano, in una posizione panoramica sulla costa e sull’entroterra. L’edificio, risalente al Settecento, era una residenza di caccia legata alla famiglia Artale, marchesi di Collalto, protagonista della storia del vicino feudo di Torre Artale.

 La casina conserva la memoria delle grandi tenute di campagna utilizzate dalle famiglie nobiliari come luoghi di soggiorno e di svago, in particolare per la caccia.

Storia

La casina fu costruita nel Settecentro tra i boschi del Monte Sant’Onofrio, in un’area allora compresa nel feudo di Torre Artale. Il feudo includeva un vasto territorio riservato alla caccia e delimitato da muri a secco, parte dei quali ancora visibile lungo i percorsi che conducono ai ruderi.

Le residenze di campagna e le casine di caccia erano una pratica diffusa tra le famiglie nobiliari siciliane. In questo contesto la casina degli Artale si inserisce come luogo destinato al soggiorno stagionale e alle attività legate alla caccia, in una zona boscosa e panoramica che dominava la costa tirrenica alle spalle di Trabia.

Con il passare del tempo l’edificio cadde in abbandono. Oggi restano soprattutto porzioni murarie, aperture ad arco e tracce dell’impianto originario, in gran parte inglobate dalla vegetazione. Proprio questo stato di rudere contribuisce oggi al carattere suggestivo del luogo.

Perché visitarla

La Casina del Marchese Artale è una meta interessante per chi vuole unire l’escursionismo alla conoscenza della storia del territorio. Il sito si raggiunge attraverso percorsi interni alla riserva e permette di incontrare, lungo il cammino, non solo i ruderi della casina ma anche tratti del paesaggio storico legato all’antica tenuta, come i muri a secco e i punti panoramici affacciati sulla costa.

Informazioni pratiche

Ubicazione
Monte Sant’Onofrio, nell’area della Riserva Naturale Orientata Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto.

Come arrivare
La casina può essere raggiunta attraverso diversi sentieri della riserva.

Accessibilità
Le fonti escursionistiche segnalano un itinerario in salita con tornanti e passaggi panoramici, con possibili dislivelli.

Consigli utili
Prima della visita è opportuno verificare condizioni del tracciato, praticabilità dei sentieri e tempi di percorrenza, perché si tratta di una meta da affrontare come escursione e richiede un’adeguata preparazione.

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Castello di San Nicola l’Arena

 

Il Castello di San Nicola l’Arena è uno dei luoghi più rappresentativi della frazione marinara di Trabia. Affacciato sul mare, accanto al porto turistico, conserva ancora oggi un legame molto forte con le attività che per secoli hanno segnato la vita della frazione: la pesca, la tonnara e il controllo della costa.

La torre principale, le mure e le terrazze rivolte verso il golfo caratterizzano ancora oggi il paesaggio del porto.Il castello è di proprietà privata e non visitabile, e viene utilizzato come sede per ricevimenti ed eventi, ma continua a rappresentare un importante riferimento storico e visivo per San Nicola l’Arena.

Storia

Il castello e la tonnara

La storia del castello è strettamente legata a quella della tonnara di San Nicola l’Arena, attorno alla quale si sviluppò nei secoli la vita economica e sociale della frazione.

Il castello ha origini tardo medievali ed è nato attorno a delle strutture che avevano la funzione di proteggere e difendere la tonnara e la costa. Nel 1367, re Federico IV di Sicilia, con una concessione regia, affidò il controllo della tonnara a Perrono Gioeni, segno dell’importanza che questo tratto di costa aveva già in età medievale per le attività di pesca e di controllo del mare.

La tonnara e la comunità

Per secoli la Tonnara di San Nicola l’Arena fu il principale motore economico della frazione e ne segnò profondamente l’identità, tanto che l’antico nome del luogo, San Nicolò l’Arena Tonnara, richiama ancora oggi il legame tra la località e la pesca del tonno.
Le fonti la attestano come una delle tonnare più antiche documentate della costa siciliana e ne collegano lo sviluppo alla presenza del castello, che svolgeva anche una funzione di controllo e protezione delle attività sul mare. Durante la stagione della pesca l’intera comunità era coinvolta in un’organizzazione complessa, basata sul lavoro dei pescatori, barche, reti e saperi tramandati. Le operazioni erano coordinate dal Rais, figura centrale della tonnara, responsabile della disposizione delle reti e delle diversi fasi della pesca.

Dopo secoli di attività, la pesca cessò definitivamente nel 1935. L’antico complesso conserva ancora alcune tracce significative, come la camperia e le mura affacciate sul mare, testimone del ruolo che la tonnara ebbe nella storia di San Nicola l’Arena.

La frazione marinara

Attorno al castello e alla tonnara si sviluppò progressivamente il nucleo abitato di San Nicola l’Arena. Per lungo tempo la vita della comunità fu legata sopratutto alla pesca e alle altre attività svolte lungo la costa.

Con il declino della pesca tradizionale del tonno, la funzione economica originaria della tonnara venne meno e la frazione assunse gradualmente un volto diverso, più legato alla dimensione balneare e al porto turistico. Oggi il porto turistico occupa un ruolo centrale nel paesaggio e nella vita di San Nicola l’Arena.

Architettura

Il castello conserva i caratteri di una fortificazione costiera adattata nel tempo a usi diversi. Costituito da un complesso dominato da un mastio cilindrico, affiancato da altre torri, con terrazze merlate e ambienti interni collegati a differenti fasi costruttive.

Tra gli elementi più riconoscibili vengono ricordati il portale in tufo, il mastio con stemmi nobiliari ancora visibili e i resti di spazi legati sia alla funzione difensiva sia a quella produttiva della tonnara e agli usi successivi dell’edificio, tra cui la camperia e i resti di un’antica cappella. Nel loro insieme, questi elementi raccontano le diverse funzioni svolte nel tempo dal complesso.

Anche visto dall’esterno, il castello consente di comprendere la storia e l’identità di San Nicola l’Arena.

Ricordiamo che il castello è una proprietà privata,non visitabile, ed è uno spazio utilizzato per eventi e ricevimenti.

Curiosità

Per molto tempo San Nicola l’Arena è stata conosciuta anche con il nome di San Nicolò l’Arena Tonnara, a conferma di quanto la pesca del tonno abbia inciso sull’identità del luogo.

Informazioni pratiche

Ubicazione: sul lungomare di San Nicola l’Arena, accanto al porto turistico della frazione di Trabia.

Come arrivare: la frazione si raggiunge percorrendo la SS113 ; il castello si trova in posizione ben visibile nella zona del porto.

Accesso: il castello è di proprietà privata e non visitabile.

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Chiesa Madre di San Nicola l’Arena

 

La Chiesa Madre di San Nicola è il principale luogo di culto di San Nicola l’Arena, la frazione marinara di Trabia. Sorge lungo il corso principale del borgo, a breve distanza dal castello e dal porticciolo turistico, in una posizione che la rende ancora oggi uno dei riferimenti più riconoscibili della vita della comunità.

L’edificio fu costruito nel 1887 e divenne parrocchia nel 1935. Da allora accompagna la vita religiosa della frazione e custodisce al suo interno alcune immagini sacre particolarmente care alla devozione locale, tra cui una scultura lignea dell’Immacolata.

La chiesa è inoltre strettamente legata ai festeggiamenti della Madonna Assunta, che ogni 15 agosto rappresenta il momento più sentito dell’anno per San Nicola l’Arena e culminano nella tradizionale processione a mare.

Storia

Una chiesa nata per la frazione marinara

San Nicola l’Arena si è sviluppata nei secoli come borgo costiero legato alla pesca e alla tonnara. Per lungo tempo la comunità non ebbe una propria chiesa, nonostante la presenza stabile di abitanti e la progressiva crescita della frazione.

La costruzione della chiesa risale al 1887 per iniziativa di don Nunzio Russo che incoraggiò il progetto. Alla sua realizzazione contribuirono il finanziatore palermitano, Salvatore Celeste, e il capomastro trabiese Salvatore Affatigato.

Dalla costruzione alla parrocchia

Nel 1935 la chiesa fu elevata a parrocchia, assumendo pienamente il ruolo di centro religioso della frazione.

La dedicazione a San Nicola di Bari viene tradizionalmente collegata al fatto che il contratto per la costruzione sarebbe stato firmato il 6 dicembre, giorno della festa del santo.

Architettura

La chiesa si presenta con un prospetto semplice, coerente con il carattere raccolto della borgata marinara.

All’interno è conservata una scultura lignea dell’Immacolata, uno degli elementi più significativi dell’arredo sacro della chiesa. Sono inoltre ricordate altre immagini devozionali legate a San Nicola, all’Addolorata e all’Assunta, figura particolarmente importante per la tradizione religiosa della frazione.

Sul sagrato è presente anche una statua di San Giovanni Paolo II, collocata in epoca recente e oggi parte dell’immagine riconoscibile della chiesa.

Perché visitarla

Visitare la chiesa significa quindi entrare nel cuore storico di San Nicola l’Arena e comprenderne meglio l’identità: un luogo segnato dal porto, dalla tonnara, dal castello e dalla devozione popolare, ancora oggi molto viva soprattutto nei festeggiamenti dell’Assunta. La chiesa è il principale riferimetno religioso di San Nicola l’Arena. La sua poszione, a breve distanza dal porto, dal castelllo e dalla tonnara, aiuta a comprendere meglio la storia della frazione e il ruolo della devozione popolare, ancora oggi legata ai festeggiamenti dell’Assunta.

Curiosità

La festa più sentita della frazione è dedicata alla Madonna Assunta. Ogni 15 agosto la comunità rinnova infatti la tradizionale processione a mare, uno dei momenti più caratteristici della religiosità locale.

Informazioni pratiche

Ubicazione
Lungo Corso Umberto I, nel cuore di San Nicola l’Arena, frazione di Trabia.

Come arrivare: San Nicola l’Arena si raggiunge da Trabia lungo la strada litoranea; la chiesa si trova sull’asse principale della borgata, a breve distanza dal porto e dal castello.

Ingresso: da verificare in base agli orari di apertura.

Accessibilità: Accesso ai disabili (al momento non disponibile)

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